Che differenza tra la retorica della cariatide democristiana e le parole del Maestro!

Lo confesso, sono uno dei quei 15 milioni 272 mila 170 stupidotti che ieri sera hanno buttato via 15 minuti del loro tempo, seguendo, per invalsa abitudine, per pigrizia, per distrazione, per vedere fino a qual punto potesse centrifugare il nulla e servirlo su un piatto d’argento come suo solito, il discorso di fine anno della cariatide democristiana che inopinatamente, speriamo ancora per poco, siede al Quirinale.

Uno specialista della retorica sotto vuoto spinto, delle parole inutili, degno continuatore di una linea di presidenti insignificanti, per non dire peggio, che hanno avuto il loro “vertice”, se così si può dire, in due personaggi, su cui non dico niente altrimenti mi querelano, come Scalfaro e Napolitano e che per quanto mi ricordi ha avuto una sola eccezione, una persona perbene, anche se lontanissimo dalle mie idee politiche, come Carlo Azeglio Ciampi.

Due i sentimenti che ho provato ascoltando le parole dell’omino del Quirinale: noia e nausea. Nemmeno indignazione, solo pena profonda per l’inadeguatezza della politica, per la pochezza del politico, per il concentrato di banalità dette. Insomma, la consueta politica lontana anni luce dal sentire di tanti italiani, ancora più lontana nella temperie del coronavirus.

Per fortuna oggi un italiano, di ben altro livello, di ben altra cultura e statura morale, si è rivolto agli italiani e ai cittadini di 90 Paesi diversi in tutto il mondo oggi pronunciando il vero discorso di Capodanno. Parlo del Maestro Riccardo Muti, che non solo ha diretto magnificamente, e senza mascherina, come senza lo erano tutti gli orchestrali, a differenza del maestrino Daniel Harding in mascherina nera come tutti i musicisti della Fenice e del Coro per tutto il Concerto dal teatro La Fenice di Venezia, il Concerto di Capodanno di Vienna, cosa che faceva per la sesta volta (lo aveva già fatto nel 1993, 1997, 2000, 2004, 2008) alla testa degli sfolgoranti Wiener Philarmoniker, nella sala tristemente vuota del Musikverein.

Muti, 80 anni il prossimo 28 luglio, prima della fine del concerto ha preso la parola e in inglese ha detto le cose intelligenti, non banali, non vuote e retoriche, che si vorrebbero ascoltare in queste occasioni.

Ha esordito dicendo ”suoniamo per milioni di persone in tutto il mondo, ma per noi è molto strano eseguire il concerto in questa sala vuota” e precisando “Noi abbiamo deciso di eseguire comunque il concerto per trasmettere a tutti lo spirito che si respira qui” e ricordando che lui e Wiener credono nel messaggio della musica. I musicisti hanno i fiori nelle loro armi, non pallottole che uccidono. Vogliamo portare gioia, speranza, pace, solidarietà e fratellanza.

Secondo il Maestro “la musica nasce da un pensiero profondo. La cosa più importante è la salute, ma non solo quella fisica, lo è anche quella mentale. E la cultura è importante, deve aiutare la società per il futuro. La musica è importantenon perché è intrattenimento, non è una questione di mestieri ma è una missione per trasmettere qualcosa che rende migliori le società. Ci sono primi ministri che dicono che la cultura è importante e io vorrei ripeterlo. Spero che con questa musica fantastica la vita vi possa sorridere”.

Che differenza abissale tra le parole inutili di un politico inutile, dalle immagini, da regime, del Concerto dalla Fenice di Venezia, con il direttore d’orchestra, i musicisti e il coro che ha cantato sempre con la mascherina un ‘Va pensiero’ imbavagliato e ridicolo, e le parole di Muti!

Valerio Cappelli commentando il Concerto sul Corriere della Sera ha scritto: “Bisogna saperla cogliere la bellezza e nulla restituisce il sapore, le promesse, l’attesa del nuovo anno come il Bel Danubio Blu da Vienna”.

Il Concerto di oggi, con l’esecuzione come sempre memorabile dei Wiener, i suoi archi setosi, il turgore squillante degli ottoni, la nitidezza dei legni, la ricchezza di colori e sfumature, la leggiadria malinconica e la nostalgia per quel Mondo di ieri caro a Stefan Zweig che ogni nota suscitava, e le parole di Muti non sono state solo dimostrazione di bellezza e del primato della cultura e della musica, ma hanno mostrato come solo dalla cultura possa arrivare una risposta e un rimedio ai mala tempora volgari che currunt.

Ascoltando Muti mi è venuta una pazza idea. Il mandato di Mattarella, che solo qualche stordito vorrebbe rinnovare, scade a fine gennaio 2022 e i nomi che circolano mettono angoscia solo ad evocarli. Allora mi sono chiesto: perché l’opposizione, parlo di Giorgia Meloni soprattutto e poi anche di Salvini (non considero opposizione quel che resta di Forza Italia, pronta, con il suo innominabile e impresentabile padrone, a puntellare e sostenere il governo Conte nel caso si sfilasse Italia viva) non propone qualcosa di alto e nobile?

Perché non chiede al Maestro Riccardo Muti, i cui impegni di direttore a 80 anni si sono per forza rarefatti e che ha sempre dimostrato un grande impegno civile, di accettare la candidatura a Presidente della Repubblica?

Per questi tempi difficili, con questa politica marcia che esprime nel migliore dei casi mediocrità, nel peggiore dei casi cialtroni, dilettanti e farabutti di ogni risma, ci vuole uno salto di qualità, uno scatto in avanti, una svolta e penso che proporre quale nuovo Presidente un grande italiano noto e apprezzato in tutto il mondo come Riccardo Muti sarebbe un segno forte di una volontà di cambiamento che non deve essere solo una promessa vacua ma tradursi in fatti concreti.

Chi avrebbe il coraggio di dire di no ad un uomo di cultura, di arte, di poesia come Riccardo Muti come prossimo inquilino del Quirinale?

Forza Meloni, forza Salvini, fatela una cosa intelligente se ne siete capaci!

Non dimenticate di leggere anche

Vino al vino www.vinoalvino.org

Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it