Una vita vissuta intensamente al servizio della Musica

Nauseato, ma non sorpreso, dal modo ridicolo e vergognoso con cui stampa e televisione in Italia (ma anche in altre parti del mondo) stanno rendendo omaggio ad un campionissimo del calcio, ma ad un uomo squallido, tossicomane, amico di camorristi, padre indecente, in omaggio ad una bieca retorica sinistrorsa e terzomondista, cara ad un patetico giornalista ex Rai, che difende ancor’oggi l’indifendibile, voglio invece ricordare, scusandomi per il ritardo, un vero Grande Uomo.

Un musicista, direttore d’orchestra, pianista, compositore, divulgatore della musica classica in televisione, uno dei più grandi del Novecento, scomparso, l’anniversario ricorreva lo scorso 14 ottobre, giusto 30 anni fa. Un anno dopo la morte di un altro gigante, per certi versi a lui simile, Herbert von Karajan.

Sto parlando di Leonard “Lenny” Bernstein, nato nel 1918 nel Massachussets da una famiglia di ebrei polacchi. E le sue origini, le radici ebraiche, l’appartenere ad un substrato culturale e umano come quello degli ebrei dell’Est Europa, avranno un peso importante nella sua vita. Lo si capisce ascoltando (e vedendolo dirigere, ci sono meravigliosi Dvd che lo documentano) le sue interpretazioni mirabili delle Sinfonie di un musicista con il quale forse si identificava, Gustav Mahler.

Intendiamoci, anche nella vita di Bernstein, uno che ha vissuto intensamente, che ha bevuto, si è divertito, ha fumato (sicuramente non solo tabacco) e scopato copiosamente (senza distinzione di sesso), non si è fatto mancare niente insomma, ci sono episodi controversi e lui è stato tutt’altro che uno stinco di santo. Parallelamente alla sua attività musicale, Bernstein ha avuto un forte e controverso impegno politico.

Da sempre schierato a sinistra (ma io uomo di destra lo adoro ugualmente), il 14 gennaio 1970 organizzò insieme a sua moglie, Felicia Montealegre, un ricevimento di vip e artisti per raccogliere fondi a favore del gruppo rivoluzionario marxista-leninista delle Black Panther (le Pantere Nere) beccandosi dal grandissimo giornalista e scrittore Tom Wolfe l’epiteto di radical chic.

Ma quando componeva (basta ricordare Candide e West side story, ma anche la suite sinfonica A quiet place, la Sinfonia numero 3 Kaddish, la Serenata sul Simposio di Platone) e dirigeva, e lui ha diretto e inciso di tutto, da Bach a Beethoven, Brahms, Ciaikovsky, Dvorak, Gershwin, Mozart, Haydn, Schumann, Schubert, Sibelius – per Deutsche Grammophon ha inciso con i Wiener Philarmoniker commoventi interpretazioni delle Sinfonie n°2, 5 e 7 – Stravinski, Verdi, Wagner (un Tristano e Isotta sensazionale), signori miei, tutti in piedi e tanto di cappello. Un dirigent immenso, che dirigeva con mente e cuore lucidi e appassionati, che sapeva andare al cuore dell’opera che interpretava, che conduceva con mano sicura le orchestre che guidava (e che orchestre, Wiener, Berliner, New York Philarmonic, Orchestre de Paris, London Symphony, ecc) ad interpretare.

A me piace ricordare della carriera strepitosa di Lenny Bernstein un episodio in particolare, quando il Natale del 1989, l’anno della caduta del Muro della Vergogna, il monumento simbolico della menzogna e del crimine comunista, il Muro di Berlino, volle dirigere, proprio in una Berlino finalmente e totalmente liberata, con il coro e l’orchestra, fantastica, della Bayerischen Rundfunks, la Nona Sinfonia di Beethoven, che tante volte aveva mirabilmente diretto. Un imperdibile CD e un Dvd documentano questa performance da brividi, questa autentica Ode an die freiheit

Cosa ascoltare o riascoltare, diretto da Leonard Bernstein oggi? Tutto, chi ha tanti soldi potrà regalarsi il corpus delle sue incisioni per DG e Decca, 158 CD… Sicuramente ogni singola partitura di Mahler che abbia diretto e inciso, il suo Beethoven e il suo Brahms, lo struggente (e molto mahleriano) Adagio di Samuel Barber di cui nessuno più di lui e di un altro immenso, Sergiu Celibidache, ha saputo cogliere la profondità e lo strazio. Ma anche il suo Mozart, soprattutto un Requiem pressoché perfetto inciso con l’orchestra e il coro della Radio Bavarese, e poi la Missa Solemnis di Beethoven calibrata al millimetro alla testa del Concertgebouwn di Amsterdam, la Nona Sinfonia di Schubert, sempre con l’orchestra olandese, sono capolavori imperdibili.

Io vi consiglio la visione in DVD della meravigliosa incisone del Terzo, Quarto, Quinto Concerto per pianoforte di Beethoven dirette alla testa dei Wiener con l’immenso Krystian Zimerman alla tastiera (che interpreta e dirige, nel contempo Bernstein era scomparso e non si era fatto in tempo ad inciderle, anche il Primo e Secondo Concerto). Il Maestro statunitense era già ammalato e sofferente, e lo si capisce guardandolo dirigere, ma questa incisione documenta in maniera perfetta quale spirito debba esistere tra un direttore, un’orchestra e un solista, in questo caso un pianista supremo, quando si interpreta un Concerto di un grande musicista.

La proverbiale, incontenibile, debordante, dionisiaca energia vitale di Leonard Bernstein, profusa in una vita vissuta intensamente e senza risparmio, risplende e illumina e continuerà ad illuminare, come nel finale glorioso, l’Allegro molto, misterioso della Sinfonia n°5 op. 82 di Jean Sibelius, la mia vita e quella di tutti quelli che, come me, adorano la musica classica. Grazie Maestro Bernstein, grazie delle emozioni che ci ha regalato e ci regala…

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