Ricevo con grande piacere da un vecchio amico, uno dei più formidabili uomini del mondo dei Consorzi del vino che abbia conosciuto, Giampietro Comolli (già direttore del Consorzio Colli Piacentini, quindi di quello Franciacorta e di quello di Bolgheri, esperienze in Ferrari, Conte Vistarino, ecc.) questa interessante riflessione su Roma Capitale, originata dalla lettura della mia tirata di ieri. Che confermo e riscriverei da capo. Buona lettura!

Caro Franco letto il tuo sfogo un po’ incazzoso su Roma capitale scritto da milanese e lombardo orgoglioso di esserlo, ti invio un testo che ho redatto recentemente e pubblicato su Newsfood, e che penso possa costituire una occasione di riflessione generale non solo sulla capitale. Roma non deve guardare solo a sé stessa. Se è Capitale deve guardare a 360 gradi indipendentemente dai colori e dai tempi.

Il 6 novembre c’è stato un interessante incontro su “Dopo 150 anni, Roma è capitale?”, tutto online e in diretta Facebook su Per Roma associazione e Osservatorio Parlamentare Per Roma. Il tema dell’incontro è stato il risultato di diversi studi compiuti presso le università di Roma coordinati dal professor Beniamino Caravita. E’ stato anche redatto un volume su supporto proprio dell’Osservatorio Parlamentare per la città di Roma. Sono un insieme di ricerche che puntano a misurare e definire il futuro della città eterna, con 2700 anni di storia, soprattutto centro operativo di tutto il sistema legislativo, esecutivo, giudiziario, di controllo dello Stato.

Tutto nasce per poter licenziare una specifica legge che non solo definisca il ruolo di Roma, ma il rapporto di Roma con altre metropoli italiane e con i gangli dello Stato per evidenti legami promiscui privilegiati dentro la città stessa.

Molto importante e lodevole l’iniziativa per il coinvolgimento di diversi studiosi e esperti nelle varie materie, parlamentari, burocratiche, amministrative di beni pubblici, purché non sia un ennesimo momento estemporaneo dettato dalle imminenti elezioni del nuovo Sindaco. Pro o contro, da italiano tutto di un pezzo, non mi interessa e non deve essere questo il trailer della manifestazione.

Il tema invece è importantissimo se visto in una grande ottica smart di riforme nazionali, strutturali e strumentali, organizzative e infrastrutturali, iniziando proprio dell’importanza dell’accentramento di certi poteri e funzioni, della autonomia regionale, delle macroregioni, di un paese federale, snello, sburocratizzato da burocrati e da decine di migliaia di enti inutili, fermi, passivi, costosi che pesano su tutti gli italiani, sia che abbiano sede a Roma o Palermo o Milano.

Sarebbe anche importante capire i tanti obiettivi e unità di intenti che legano, per esempio Milano e Roma, ma anche quante differenze pratiche, quotidiane, operative, di consumo, di spese differenziano le due metropoli.

Roma è e deve restare capitale d’Italia con un governo centrale, forte, unico, semplificato, uno Stato Federale con certe funzioni assolute dirette, altre delegate alle macro lander, quelle più vicine ai cittadini. Macchiavelli aveva ragione in partenza, sbagliando nella soluzione. Dare autonomia a macro Regioni non vuol dire sminuire la capitale, anzi, i forti risparmi economici finanziai dovuti a migliaia di risparmi veri e immediati, consentirebbe di fornire a Roma addirittura una dote annuale finanziaria rispetto al mezzo mld/euro maggiore, con precise finalità.

Più soldi a Roma capitale certamente, con un livello alto di valore e rappresentatività di organizzazione, ma sempre in un contesto legislativo programmatico pianificato di riordino e di riforme urgentissime per tutti: per Roma ma anche per le tante città capoluogo di provincia italiane, da 100.000 a 400.000 abitanti, accorpando i comuni piccoli, dando ai sindaci un peso e responsabilità maggiore con minoranze locali messe nelle condizioni almeno di controllo e di verifica. Gli attori di questo incontro del 6 novembre sono molto autorevoli e conoscitori di modelli di altri paesi europei che,  per esempio, da 30 anni o da 50 anni non cambiano sistema elettorale in base al nuovo commander di Governo, per cui potrebbe essere un segnale molto forte al paese intero, addirittura facendo da “proponente” di una proposta che lega Roma capitale con il federalismo intelligente che il paese ha bisogno, non solo fiscale.

I Romani, giustamente come afferma PerRoma associazione, devono essere i primi a schierarsi in prima linea verso tutta Italia, e dare un segno di responsabilità civica e civile diretta, di impegno collettivo, di modifiche delle condizioni attuali secondo una linea di professionalità, competenza e di merito.

Non è il tempo, pandemia insegna ben oltre il solo rinnovamento della sanità pubblica nazionale e delle diverse necessità e servizi della salute dei cittadini, di fare rattoppi, rammendi, azioni settoriali, misure di quartiere e di interesse limitato: oggi occorre una visione ampia orizzontale e verticale, unica ma federale, attenta ai bisogni dei più deboli in modo equo e uguale su tutto il territorio nazionale e non solo a fette geografiche, solidarietà concreta e non a parole fra chi ha perso tutto e chi nulla nei recenti otto mesi, una fermezza di scelte senza Re tentenna, una programmazione che anticipa e non subisce perché chi governa e comanda la cosa pubblica per tutti pensa in primis al proprio orticello e alla soluzione di comodo. Questo è il tema che da Roma e Per Roma mi aspetto.

Giampietro Comolli