Ma dove sta scritto che la cittadina laziale debba rimanere a vita capitale?

Leggo questa cronaca, sulle pagine del Corriere della sera, e resto basito, di sasso, vorrei tanto dire, anzi, lo dico, di cacca.

Leggo, e conto fino a dieci, anzi cento, prima di scrivere,  prima di vedermi denunciato per oltraggio alla Legge Scelba o a quella Mannino se dicessi fino in fondo quello che penso, che l’intera linea, della Metro C a Roma, che dicono essere la capitale d’Italia, mica del Burundi, con rispetto parlando, o dell’Armenia, o dello Yemen, la linea che va “da Pantano a San Giovanni, è rimasta chiusa. L’interruzione del servizio è stata causata dalla mancanza del numero necessario di personale per tenere aperta la linea”. Atac ha istituito un servizio navette sostitutivo, i mezzi erano strapieni, il che in tempi di Coronavirus è molto pericoloso, e solo pochi sono riusciti a salire, ma pressati e boccheggianti come nei tempi ante Covid.

Ho letto che l’Atac ha deciso di svolgere “accertamenti approfonditi per chiarire le ragioni che hanno provocato la mancata apertura della linea C della metropolitana per indisponibilità di personale” e che “sta controllando i documenti giustificativi giunti in azienda da parte del personale assente, anche per valutare eventuali azioni davanti alle autorità”.

E’ stato il primo turno, quello più scomodo, quello che per farlo bisogna alzarsi presto, quello che va dalle 5,30 alle 10, ad essere andato deserto, mentre dal secondo turno, dalle 10, quanno c’è stato tutto er tempo de pija er cappuccino c’a briosce, il servizio ha ripreso a funzionare.

Leggo che persino un politico da cui sono distante anni luce, ovvero Carlo Calenda, leader di Azione e candidato sindaco, ha dovuto riconoscere che “la notizia del blocco della metro C per `mancanza di personale´ dimostra che ormai questa città è fuori controllo. Nel momento in cui, anche a causa del Covid, ci sarebbe bisogno di rafforzare il trasporto pubblico coinvolgendo il settore privato, i romani vengono piantati in asso da un’amministrazione inetta e incapace”.

Che dire? Io so benissimo che l’Italia di oggi conosce mille emergenze, che oltre a quella, di stretta attualità, del coronavirus e delle sue devastanti ricadute economiche, c’è quella legata ad una classe politica inetta, incapace, cialtrona, quella della malavita organizzata, che siamo soliti chiamare mafia, camorra, o ndrangheta.

So bene che le infrastrutture sono indegne di un Paese civile e spesso sono, con rispetto di quei Paesi, da Terzo Mondo.

Ma, mi chiedo e vi chiedo, in quale altra capitale europea, Parigi, Londra, Bonn, Madrid, Stoccolma, Praga, Varsavia, Vienna (non parlo della Svizzera o di Mosca), in quale altra città civile avrebbe potuto accadere quello che è accaduto a Roma? Da nessuna parte.

Allora è venuto il momento di dire che la vera questione irrisolta, annosa, da risolvere con assoluta urgenza, non è quella, che risale ai tempi di Giustino Fortunato, ovvero la questione meridionale, che pure esiste (oggi erano giusto 40 anni dal famoso terremoto dell’Irpinia, che tanto è costato, in termini di tasse, balzi e balzelli, ad ogni italiano) ma è, e torniamo ai tempi di Giovanni Giolitti e dello scandalo della Banca Romana, la madre di mille scandali, fino a quello conosciuto come Mafia capitale, la questione romana.

Roma “cancro d’Italia”, Roma sentina di ogni vizio, Roma amministrata, se così si può dire, da tale Raggi, dopo essere stata parimenti male amministrata, tradita, dai suoi predecessori, Ignazio Marino, da uno che teoricamente dovrebbe essere dalla mia parte, ma non lo è, come Gianni Alemanno, per poi andare, a ritroso, nella cronistoria dei primi cittadini della cosiddetta Città eterna, fino a trovare in Rutelli, che pure non è dei miei, un Sindaco degno di questo nome.

Roma piena di buche, fetida, invasa dai rifiuti, dai topi, da migranti di ogni provenienza, invasa dai politici, invasa dai romani, invasa dai ministeriali e dai burocrati, Roma che ha come Sindaca una Cinque Stalle e non un Sala, un Gori (cito due politici PD), un amministratore serio, continuo ad essere bipartisan, come i governatori di Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, forse Sicilia, e aggiungo persino il buon aspirante Viceré di Napoli De Luca.

Allora la domanda, scandalosa, immagino già le accuse di fascismo, anzi di fascio leghismo che mi pioveranno addosso, di razzismo anti capitolino (che io come orgoglioso milanese e lombardo accetto senza battere ciglio) è questa: Ma dove sta scritto che la cittadina laziale debba rimanere a vita capitale? Perché non può esserlo invece la VERA capitale, economica, culturale, editoriale, finanziaria, morale, che é e resta MILANO?

A quale logica perversa corrisponde che una città che è più vicina culturalmente e socialmente all’Africa che all’Europa debba rimanere vita natural durante capitale di un Paese, l’Italia, che dice di voler essere un Paese europeo?

Beh, pensateci, pensiamoci e provate a darmi, senza ricorrere ai soliti noiosi, prevedibili insulti, una risposta seria e ragionata…