Il politicamente corretto impesta anche la musica classica

Ieri sera su Rai 5, la rete culturale della Rai, l’unica non totalmente infeudata al potere dei sinistri e dei grullini, è andata in scena la farsa di un concerto di musica classica, il primo cui mi sia capitato di assistere, in questa merdosa era della dittatura morbida con il pretesto del coronavirus, dove il direttore e quasi tutti gli orchestrali (tranne i fiati ovviamente, e, curiosamente, il timpanista, forse un pericoloso negazionista?) dirigevano e suonavano bardati di mascherina.

Si vede che l’aveva ordinato quel cialtrone con la pochette (perché non si infila nel taschino una bella mascherina già che ci siamo?) che inopinatamente siede (e non ha certo l’aria di voler mollare la poltrona su cui ha posato le terga) a Palazzo Chigi, ai suoi servi e scherani in Rai che il direttore, Daniele Gatti, e gli orchestrali dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai fossero dotati di quella cosa che se non la porti anche se sei da solo e non hai nessuno intorno rischi di essere multato (a me è capitato a cento metri da casa in aprile, ma non ho certo pagato la multa e ho invitato sindaco e vigile vigilantes ad andare allegramente a quel paese). Mascherina ideale immagine di questa epoca di volgare decadenza che ha come simbolo una nullità come Giggino Di Maio ministro degli Esteri.

Non bastava l’osceno spettacolo di quell’insieme di marionette che indossano la mascherina in quell’aula sorda e grigia che è il Parlamento, non mancava di vedere preti tenere messa mascherati (io li ho visti di recente ad un funerale al cimitero di Bergamo). Ora, in omaggio al politicamente e musicalmente corretto, dovevamo anche assistere alla messa in scena di un direttore, di modesto livello e sopravvalutato, e di un’orchestra senza particolari pretese, che esegue musica con l’entusiasmo di un travet o di un impiegato delle Poste, tenere un concerto mascherati.

Avessero avuto un minimo d’ironia, Gatti e i suoi musicisti dell’Orchestra Rai, avrebbero dovuto mettere in programma il Ballo in maschera di Verdi. Invece hanno scelto un capolavoro come la Sesta Sinfonia (Pastorale) di Beethoven, che hanno eseguito senza infamia e senza lode, riprendendo coraggio e slancio solo nel movimento finale, e, sfidando quel detto napoletano che dice “nunn’è cosa”, si sono avventurati ad eseguire il Siegfried-Idyll (Idillio di Sigfrido), composizione cameristica scritta da Richard Wagner nel 1870 come regalo per la moglie Cosima dopo la nascita del figlio Siegfried, eseguito nella villa di famiglia la mattina di Natale del 1870, giorno del trentatreesimo compleanno di lei.

E qui è cascato l’asino. Perché eseguendo, in maniera impiegatizia e soporifera, senza sangue, senza passione, senza quello slancio e quell’istinto vitale quasi barbarico, quella visionarietà che sono indispensabili quando ci si confronta con l’autore della Tetralogia, del Parsifal, del meraviglioso Tristan und Isolde, con parecchie intollerabili imprecisioni degli ottoni, con una mancanza di coralità, di fusione del suono che faceva capire come fossero state fatte poche prove prima del concerto, e come Wagner si addica a Gatti e all’Orchestra Rai come affidare ancora una Moto GP ad un pensionato come il fu Valentino Rossi o far allenare l’Inter ad un gobbo malefico come tale Conte (parente di mister pochette?) il risultato non poteva essere che mediocre. L’ho detto: nunn’è cosa…

E poi, senza tirare in ballo la fisiognomica e Lombroso, e considerato il volto reso ancora più anonimo dalla mascherina che portava, ma l’avete visto Daniele Gatti dirigere, con quell’atteggiamento dimesso da prete mancato, da bancario che non vede l’ora che arrivi della pausa pranzo o del funzionario delle pompe funebri tutto compito mentre fa le condoglianze ai parenti del defunto?

Con quel volto, quel movimento delle braccia ridotto al minimo sindacale, quell’entusiasmo che si può avere e trasmettere quando si è costretti per ukase premieresco a rispettare il coprifuoco e starcene a casa invece di andare al ristorante, a ballare, al cinema, in una sala da concerto (dove magari i bei volti delle orchestrali non siano coperti dalle mascherine), come volete che un’orchestra già di per sé di modesto livello (studiare, studiare, studiare, provare cari cornisti, provare e riprovare, discorso che vale anche per i fiati e per qualche violinista e violista che ieri sera lasciava a desiderare come brillantezza di suono!) possa restituire un Wagner degno di questo nome?

Ma per davvero o siamo su Scherzi a parte, Daniele Gatti, come leggo sul suo curriculum, è “Direttore musicale dell’Opera di Roma e dell’Orchestra Mozart, Consulente artistico della Mahler Chamber Orchestra. Ha ricoperto incarichi presso orchestre come quella del Concertgebouw di Amsterdam, dell’Accademia di Santa Cecilia, presso la Royal Philharmonic Orchestra e la Royal Opera House di Londra. I Berliner e i Wiener Philharmoniker, la Staatskapelle di Dresda, la Symphonieorchestrer des Bayerisches Rundfunk e la Filarmonica della Scala”?

Mala tempora currunt. Lo so bene che non ci sono più i Furtwängler, il divino Celibidache, i Clemens Krauss, gli Knappertbusch, i Mengelberg, e Karajan, Carlos Kleiber, Sawallisch, Bohm, Bernstein, Klèmperer, sono passati a miglior vita, e tra gli italiani, morti De Sabata, Carlo Maria Giulini, Giuseppe Sinopoli, Claudio Abbado, ci dobbiamo consolare con Chailly e Riccardo Muti (che rispetto ai giganti che ho sopra nominato fanno la figura dei nanetti), ma proprio Gatti dobbiamo vedere alla testa di quell’Orchestra Rai che in passato, sotto la bacchetta di Celibidache, Karajan, Furtwängler faceva la figura di ottima orchestre, magari non eccelse come i Berliner e i Wiener, la Staatskapelle Dresden, i Münchner Philarmoniker, ma di livello solido?

Una modesta proposta. Sul podio al posto del bancario Gatti vorrei vedere un vero grande direttore italiano, il bresciano, anzi franciacortino Alessandro Valtulini, che a 25 anni è stato assunto come compositore e direttore d’orchestra nientemeno che dalla londinese Philarmonia Orchestra. Ma ascoltatelo, dai video che trovate da questo link, il Maestro Valtulini dirigere! E’ o non è un grandissimo talento?  

Valtulini fur dirigent!

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