Le Général, un gigante della politica ancora più gigante di fronte a tanti nani

Esattamente mezzo secolo fa oggi si spegneva, alla venerabile età di 80 anni, nella sua adorata Colombey-les-Deux-Églises, uno dei più grandi uomini politici della storia francese e mondiale, Charles André Joseph Marie de Gaulle, comunemente chiamato il generale De Gaulle.

Chi sia stato questo militare, politico e scrittore (sì grande scrittore, basta leggere le sue Mémoires) è inutile dirlo: un patriota, uno statista, un visionario, autore di una fondamentale riforma del sistema politico francese, poi presidente della Quinta Repubblica e prima ancora eroe della Resistenza contro l’occupazione tedesca della Francia.

Per annunciare la sua morte alla Nazione, l’allora presidente francese Georges Pompidou utilizzava queste parole: “Françaises, Français, le général de Gaulle est mort. La France est veuve”.

Trascorsi cinquant’anni ne è scorsa di acqua sous les ponts de la Seine. La France, quella France éternelle il cui nome il Generale pronunciava con un orgoglio che non ho mai sentito più uguale nella voce dei politici francesi, né di François Mitterand, Jacques Chirac, o dell’ottimo Valery Giscard d’Estaing, e tantomeno di presidenti di secondo livello come Sarkozy o Hollande, e che sento oggi nella voce di Emmanuel Macron, oltre che nella voce della Présidente del Rassemblement national Marine Le Pen, oggi non esiste più. Ed è stata sostituita, hélas!, da una France multietnica e multirazziale, dove la presenza e la tracotanza islamica rappresentano una seria minaccia all’ordine pubblico, alla sicurezza e all’unità nazionale.

Una Francia, basta leggere un libro fondamentale e inquietante come Partition di Alexandre Mendel, oppure Soumission di Michel Houellebecq, ci si trova di fronte ad un vero e proprio fenomeno, di “secessione islamica in Francia”, di cedimento dello Stato francese che ha accettato per quieto vivere, obtorto collo, nonostante il ripetersi di terrificanti attentati islamici (Bataclan, Charlie Hebdo, sino al recente omicidio di Nizza e alla decapitazione del professore Samuel Paty), che intere aree del territorio francese siano dominate dai dichiarati nemici della République.

Non so come avrebbe reagito oggi il Général di fronte a questo stato di cose, come avrebbe affrontato l’emergenza terribile del coronavirus che attanaglia la Francia. So per certo che con lui al posto dei pavidi due presidenti che hanno preceduto Macron la situazione sarebbe stata tenuta sotto controllo e che sarebbe stata impedita o quantomeno combattuta una deriva terrificante.

Oggi il presidente Macron si recherà al Memoriale De Gaulle à Colombey-les-Deux-Églises per rendere omaggio al Géneral. Il giusto omaggio di un presidente coraggioso, che talvolta sbaglia, ma sta lentamente entrando nei panni del grande statista, ad un grande francese.

Se io amo, di un amore profondo, la France, è anche grazie al ricordo di passaggi televisivi Rai, in bianco e nero, del presidente De Gaulle, a quel suo modo inimitabile, tenace, orgoglioso, (quella tenacia e quell’orgoglio che hanno caratterizzato la sua intera esistenza), di essere servitore della Francia e dei francesi, di pensare ad una Francia libera, indipendente, forte, alleata, ma mai serva, degli Stati Uniti. Una France locomotiva d’Europa, una France modello di cultura e di civiltà, la France di Charles Trenet, della Champagne, del Camembert e del Comté, dei grands vins de Bordeaux et de Bourgogne, di Bocuse, Jean d’Ormesson, Albert Camus, Jean Paul Sartre, Charles Aznavour, Edith Piaf, Louis Malle, Patrick Modiano, che ho e avrò sempre nel mio cuore.

Vive la France, vive le Général De Gaulle!

Non dimenticate di leggere:

Vino al vino www.vinoalvino.org

Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it