Causa operazione cataratta, niente computer solo musica

Comunicazione di servizio ai lettori, per ora non tantissimi, ma aumenteranno, di questo blog. Per un paio di giorni, diciamo fino a giovedì, sarà molto difficile che io possa aggiornare queste pagine. Domani e dopodomani pomeriggio, in Ospedale a Zingonia subirò due piccoli interventi, da day hospital, di cataratta ai miei occhi e quindi dovrò astenermi dall’andare in bicicletta, fare sforzi (niente sesso dunque) e soprattutto usare il computer.

Cosa farò? Ovviamente non potrò leggere, potrò invece assaggiare (ma poi il colore dei vini chi me lo racconta? Vado a naso? Me li faccio descrivere da un vicino? Non mi sembra il caso ) e soprattutto ascoltare musica.

Ho pertanto deciso di sfruttare questo tris di giorni di pausa forzata per dedicarmi a qualcosa che meditavo da tempo. Mi regalerò un’integrale, non delle Sinfonie di Beethoven, Brahms, Schubert, e di gran parte di quelle di Mozart. Le conosco così bene che le potrei dirigere (in verità di nascosto lo faccio e vedo con piacere che i miei stacchi e i miei tempi sono in linea con i “colleghi” Kleiber, Giulini, Karajan, Bohm, Abbado, Bernstein.

Non ho scelto, cosa che ho già fatto più volte, di immergermi nel mondo delle Nove Sinfonie più una Decima appena abbozzata, più Das Lied von der Erde, di Gustav Mahler o di sciropparmi tutta la Tetralogia wagneriana (riesco ad ascoltare interamente solo Parsifal e Tristan und Isolde) ma di fare una meditata full immersion nell’universo magmatico, proteiforme, iper barocco delle Sinfonie infinite, sovrabbondanti, eccessive, incontenibili, come definirle?, di un post wagneriano entusiasta dell’autore del Lohengrin, l’austriaco Anton Bruckner, 1824-1896.

Con le Sinfonie del pio ex organista dell’abbazia di Sankt Florian ho un rapporto non facile, perché se anche posseggo da anni l’imperdibile integrale sinfonica diretta da un bruckneriano super come Eugen Jochum, e poi ne ho svariate incisioni dirette da dirigent specialisti di questo musicista come Karajan, Sawallisch, Sinopoli, Furtwangler, Lovro von Matacic, Carlo Maria Giulini (un’imperdibile Nona), Celibidache, Blomstedt, devo confessare che spesso ho interrotto a metà l’ascolto della Quarta Romantica o della Settima o dell’Ottava.

Non riesco a reggere fino in fondo la potente e tonitruante onda sonora di questi trionfi del contrappunto, di questo sinfonista che uno dei miei Maestri, Piero Buscaroli, adorava e preferiva di gran lunga a Mahler. E non solo per ragioni musicali ma…  lasciamo perdere, mentre io preferisco di gran lunga le opere del boemo, ebreo di nascita poi convertito al cattolicesimo, che per me ha firmato più di un capolavoro (il già citato Lied von der Erde, i Kindertotenlieder, i Lieder eines fahrender gesellen, la Prima e la Quarta Sinfonia, la Quinta, la Nona) e si confà di più al mio animus, alla mia formazione culturale di lettore di letteratura mitteleuropea, di autori come Karl Kraus, Schnitzler, Joseph Roth, Hugo von Hoffmansthal, Peter Altenberg, ecc.

Fatico ad entrare fino in fondo, a compenetrarmi  nell’estetica e nell’arte, proteiforme ma spesso ripetitiva (altro che le “celesti lungaggini” del mio amato Schubert!) di Bruckner, che, detto per inciso, era il musicista preferito, più di Richard Wagner, di un altro celebre austriaco, Adolf Hitler…

La consacrazione ufficiale, nel Novecento, di Brucker, si deve al Cancelliere del Reich che nel 1937 fece collocare un busto di Bruckner nel Walhalla, il pantheon tedesco voluto da Ludovico I a Ratisbona per commemorare i grandi uomini della patria. “Adolf Hitler in persona si inchinò sulle ginocchia durante la cerimonia davanti al busto posando una ghirlanda di fiori. Il Führer condivideva con il compositore l’origine da una città austriaca di provincia e Bruckner venne considerato, al pari di Beethoven e Wagner, come uno dei più grandi maestri della musica tedesca”.

Il governo nazista finanziò la Società bruckneriana con un sussidio annuale per la prima edizione critica della Gesamstausgabe, l’opera completa delle composizioni di Bruckner, “considerato come un eroe ariano attraverso l’identificazione della sua musica con una spiritualità mitica e ormai perduta, come in possesso del pieno potere primordiale del misticismo tedesco, come in possesso della quasi mistica connessione con la natura che legava Bruckner alla grande patria tedesca”.

La storia insegna che questo particolare, intenso “misticismo” bruckneriano venne sfruttato “in seguito alla rottura delle relazioni tra Berlino e il Vaticano nel 1936: il Nazionalsocialismo aveva infatti formulato una nuova confessione religiosa denominata Gottgläubig (credenza in Dio) che riconosceva l’identità nazionalista tedesca come una religione essa stessa. La componente “cattolica” del compositore dalla incrollabile fede romana fu di fatto epurata e le Sinfonie di Bruckner divennero così il linguaggio della “heil’ge deutsche Kunst”, la sacra arte tedesca: il Dio invocato da Bruckner nella dedica della sua Nona Sinfonia (“dem lieben Gott”, cioè “al (mio) amato Dio”) è quello della mistica medievale tedesca, non necessariamente quello della chiesa romana”.

Il mitico direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler, che fu messo in castigo per qualche anno dopo la guerra, perché accusato di intelligenza con il regime nazista (cosa che curiosamente non accadde a Karajan) ha osservato nel 1939, pochi mesi prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quando era direttore della Internationale Bruckner-Gesellschaft: “Tutto il pensiero e il sentire di quest’uomo (Bruckner) erano ardentemente orientati verso il divino, in lui e sopra di lui. In fondo, più che un musicista, era in realtà un epigono di quei mistici tedeschi. Bruckner è stato destinato a rendere reale il sovrannaturale, a rivelare il divino nel nostro mondo umano”. E anche Joseph Goebbels, Ministro della propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945, aveva individuato la “quasi mistica connessione con la natura” che legava Bruckner alla “grande patria tedesca”.

Endorsement inquietanti quelli di Hitler e Goebbels, anche se spesso ascoltando le marce trionfali, i crescendo quasi demoniaci, le conflagrazioni sonore di molte pagine sinfoniche di Bruckner, il trionfo di ottoni e timpani, viene da pensare alle coreografiche, spettacolari, spettrali parate militari o adunate durante il regime nazista. Ascolterò pertanto nei prossimi giorni tutte le Sinfonie di Bruckner, ho molta più dimestichezza invece con la musica sacra, Mottetti e Messe, che hanno pagine di una dolcezza infinita, facendo mie le parole di un biografo del compositore austriaco, Robert Haas, che ha osservato: “Nell’era delle macchine e del materialismo [la musica di Bruckner] contiene il pieno potere primordiale del misticismo tedesco”.

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