Una cantautrice milanese che merita di essere conosciuta e seguita…

Nel linguaggio della musica pop o rock, leggera, non classica, interpretare una cover designa l’atto, coraggioso e talvolta incosciente, di eseguire un brano celebre, portato al successo da un cantante famoso. Ci vuole coraggio a fare una cover ben fatta e un pizzico di incoscienza, perché ci sono brani che “vivono” esclusivamente in funzione del cantante, o dell’autore, che li ha composti e interpretati.

Spesso eseguire una cover, lo si faccia in un concerto, o, peggio ancora in un disco, si rivela un azzardo, una scommessa persa, un atto di presunzione. E’ pieno di casi dove l’esecuzione di una cover si rivela un fallimento…

Se adorate, come me, la magica Vie en rose di Edith Piaf non potete non trovare paradossale e inadeguata, per questo brano ci vuole una chanteuse non una soprano lirica, la versione che ne offre la bravissima soprano francese Véronique Gens, di cui consiglio le incisioni dedicate ad opere vocali di Gabriel Fauré e Francis Poulenc e che se la cava alla grande in opere di Haendel e Mozart.. Hai detto mai..

E ci sono casi dove la cover riesce ad essere persino più emozionante e convincente dell’originale. Voglio citare tre casi di brani che adoro e che hanno goduto di cover vincenti

Come mi vuoi di Paolo Conte, un capolavoro, che Fiorella Mannoia, una cantante che non amo particolarmente, e non solo per motivi musicali, interpreta con una sensibilità e una capacità di emozionare da brividi…

Strange fruit di Billie Holiday cui Nina Simone e recentemente l’inarrivabile Annie Lennox in quel capolavoro assoluto che è l’album Nostalgia, che potete ascoltare brano per brano in sequenza, hanno conferito una drammaticità e un pathos che non esisteva nell’originale, che pure era sensazionale.

E poi un brano inquietante (anche per la storia drammatica legata al cantante del gruppo Noir désir, Bertrand Cantat, che uccise la propria compagna Marie Trintignant) come Le vents nous portera, di cui non mi stanco di ascoltare tante versioni, alcune molto convincenti, altre meno, fino a che non mi sono imbattuto in questo gioiello, la versione dei Mea culpa jazz, un gruppo del Quebec in Canada composto da Katia Cournoyer (voce), Yves Gauvreau (batteria), Pierre Légaré (piano, harmonica e flauto) et Junior Trudel (basso e contrabbasso).

Dicevo che ci vuole un filo di beata incoscienza nell’affrontare una cover di determinati capolavori e quando ho scoperto che una cantautrice milanese, Margherita Pirri, aveva scelto di cimentarsi con un monumento, una pietra miliare della musica pop, del cantaurato d’autore come Both Sides now di una Signora della musica come Joni Mitchell, ho pensato che fosse una scelta molto arrischiata.

Poi ho ascoltato e riascoltato le due versioni e devo dire brava a Margherita, perché la sua voce non ha l’estensione, il calore, la drammaticità (dovuta anche ad una vita intensamente vissuta, e il brano di Joni viene da un album eponimo del 2000 inciso quando la cantautrice canadese aveva già 57 anni) dell’originale ma la versione del capolavoro di Joni ha una freschezza, una dolcezza, un’innocenza, una tenerezza che commuovono e conquistano, perché lei è veramente brava e merita di essere seguita. Non è la versione, leggendaria, da lacrime, di Seal, o quella, splendida, di Sarah Sosnoski, cantante e attrice canadese, e del pianista Christian Valk, ma applausi..


Margherita Pirri è, leggo dal suo sito Internet, una “Cantautrice e compositrice, nata a Milano, arrangia e compone le sue canzoni con testi in italiano, inglese, francese e tedesco. Polistrumentista, nei suoi brani condensa atmosfere oniriche e arrangiamenti originali. La sua, è inizialmente una formazione classica, studia canto lirico per alcuni anni, pianoforte e successivamente chitarra acustica. La sua voce intensa e avvolgente viene notata da Giorgio Armani che nel luglio 2015 sceglie il suo brano Say to me come colonna sonora della sua sfilata Haute Couture di Parigi. La particolare voce di Margherita viene notata dal giornalista francese Godfrey Deeny di Le Figaro. Oltre all’attività di cantautrice compone musiche originali per documentari, cortometraggi e spot tv. La Pirri ha inciso quattro album, il più recente, Music from the World e poi Looking For Truth, Past and present, Folktronic sounds e Daydream.

E brava Margherita!

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