I have a dream…Una scommessa e un impegno con i miei lettori

Lo scorso settembre, un settembre che non dimenticherò mai, campassi cent’anni, in un’estate che ricorderò in eterno e di cui ogni minimo istante serbo gelosamente nel mio cuore ogni momento, (Monforte d’Alba e Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e Verduno, Montalcino, Milano, la fatale Paris, la meravigliosa Croazia, Barbaresco, il Roero, la Franciacorta, Bergamo…) ho pensato molto, ho molto riflettuto.

Ho, come sempre, ascoltato tanta musica, i miei adorati Schubert, Beethoven, Mozart, Brahms, Bach, Mahler, ma anche l’immensa Annie Lennox di cui vi consiglio l’acquisto di questo CD, Nostalgia, straordinario, che dimostra la grandezza assoluta di questa artista e che ad ogni ascolto mi fa versare fiumi di lacrime.

E poi ho scoperto il jazz particolarissimo degli Hot Sardines, della Avalon Jazz Band, del Mea culpa jazz, per poi mettermi in ginocchio di fronte alla bellezza assoluta e all’arte di Hélène Grimaud, soprattutto quando interpreta così Mozart, e ho pensato..

Ho pensato a tante cose, ai 64 anni appena compiuti, a come stavo di questi giorni un anno fa, a come sto ora, a come starò tra un anno se gli Dei continueranno a sorridermi come stanno facendo ora, e mi sono venuti in mente il titolo del discorso tenuto da Martin Luther King Jr. il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington, I have a dream, e sono tornato indietro nel tempo, a 46 anni fa, ne avevo solo 18, quando lessi l’editoriale di uno dei miei Maestri, Indro Montanelli, sul primo numero, 25 giugno 1974, del suo nuovo quotidiano Il Giornale nuovo, fondato con un pugno di eroici giornalisti e intellettuali, Enzo Bettiza, Guido Piovene, Giorgio Soavi, Mario Cervi, Raymond Aron, Nicola Abbagnano, Sergio Ricossa, Carlo Laurenzi..

Ricordo bene quel giorno e I had a dream, sognai non solo di continuare ad imparare a scrivere leggendo Montanelli (di cui avevo divorato i libri, insieme a quelli di Leo Longanesi, Giovanni Guareschi, John Steinbeck, Ernest Hemingway, Dino Buzzati) ma di scrivere sul Giornale. Cosa che riuscii a fare sette anni dopo e come feci per anni, scrivendo di libri, conoscendo personalmente Montanelli, Giovanni Arpino, Marcello Staglieno.

Quell’editoriale, che potete leggere qui, aveva un incipit fulminante, eccolo: “Questo quotidiano nasce da una rivolta e da una sfida. La rivolta è contro uno stato di fatto che espone i giornalisti a ogni sorta di condizionamenti padronali e corporativi. La sfida è alla ineluttabilità di questa situazione. Noi siamo convinti che un gruppo di uomini professionalmente selezionati e fermamente decisi a servire soltanto il lettore possono ottenere da lui quanto basta a sostenere la loro impresa senza bisogno di mettersi all’ombra – e alla greppia – di un «protettore». I più benevoli ci definiscono sognatori. I più malevoli, pazzi. Noi ci consideriamo soltanto sensati”.

Intendiamoci, io non sono Montanelli, sono solo Franco Ziliani e non sono uscito dal Corriere della Sera, con una pattuglia di coraggiosi, per fondare un quotidiano. Molto ma molto più in piccolo, pur continuando a scrivere di vino, esclusivamente di vino, sui miei blog, che verranno in qualche modo de-zilianizzati, e quindi restituiti al puro racconto del vino, (cosa che dicono io sappia fare, a voi il giudizio) e privati da implicazioni, derive, sfoghi, confessioni relativi alla mia vita, al mio pensiero di cittadino italiano molto INCAZZATO, oggi, grazie ad un amico carissimo che in questo ultimo anno mi è stato vicino come pochi, Emanuele Bottiroli, che ha lavorando duramente, credo con ottimi risultati, per fornirmi quello che voglio, non mi ritiro (come qualcuno, bontà sua, mi ha consigliato di fare) ma triplico, uscendo oggi con un nuovo blog, una testata libera al contributo di chiunque animato da idee e pensiero libero voglia dire la sua. Un blog che non poteva che portare il mio nome.

E’ nato quindi il Franco Ziliani blog. Di cosa scriverò? Parlerò di tutto tranne che di vino. Politica, musica, letteratura, varia umanità, di donne, amore, sesso, vita, insomma uno Ziliani a 360 gradi che ancora una volta non si piega, non si mette a 90 e si rimette in gioco. Uno Ziliani che si ricollega allo Ziliani di un’altra vita, quello che ha diretto una biblioteca civica per 18 anni, che intervistava giornalisti, scrittori, premi Nobel per la letteratura come Saul Bellow, direttori d’orchestra leggendari come Carlo Maria Giulini, scrittori come Aldo Busi, Giorgio Soavi, giornalisti e intellettuali come Jean François Revel, che andava alla Scala a seguire i concerti e ne scriveva sul Secolo d’Italia (proprio quello il quotidiano dell’allora Movimento Sociale Italiano, di cui noi di destra abbiano una grande e sana nostalgia). Lo Ziliani appassionato di musica classica, recensore di libri, quello che ospite alla Zanzara su Radio 24 ha messo in riga i conduttori Cruciani e Parenzo in un intervento divertente che potete ascoltare da questo file, a partire dal minuto 50.

Uno Ziliani che usa i social, con particolare predilezione per Linkedin e Twitter, che usa Instagram e ha circa 1500 followers (500 arrivati negli ultimi due mesi) pur non comprendendone le logiche, e che da Facebook quest’anno è stato sospeso quattro volte per un mese e recentemente addirittura cacciato, mi hanno cancellato la pagina e probabilmente bloccato l’indirizzo IP, quegli infami, non perché io sia razzista, nazista, fascista, violento, misogino, depravato, ma perché mi sono limitato, a volte con parole un po’ dure, a dire quello che penso di questa Italia alla deriva, malgovernata, insozzata, invasa, derisa, eppure meravigliosa e unica, di come vanno le cose del mondo. Sospeso, l’ultima volta, perché ho detto ad un imbecille che attaccava in modo indecoroso, da destra, una destra becera e trinariciuta che mi fa schifo, il mio amico Oscar Farinetti e quello che ha fatto e farà ad Eataly.

Facebook mi ha sospeso? Bene, affanculo Facebook, mi faccio io il mio social anti social a-social, dove esprimere le mie indignazioni, raccontare i miei sogni, le mie emozioni leggendo un libro, ascoltando un brano musicale, mangiando un piatto, immergendomi nel mare immacolato della Croazia, o tornando dopo tre anni di assenza nelle mie Langhe piangendo come un vitello ad ogni collina, ad ogni sorì che tornavo ad abbracciare. E scriverò delle mie delusioni d’amore, ne avrò ancora altre, sono un inguaribile ingenuo, un pirla tenerone, che so raccontare bene, anche se non valgo un millesimo rispetto alla sublime Camilla Baresani, scrittrice straordinaria che mi onora della propria considerazione e stima.

Il mio sogno è tornare a scrivere nuovamente (l’ho fatto su Giornale di Bergamo, Eco di Bergamo, Gazzetta di Parma, Gazzetta Ticinese, Secolo d’Italia, Il Giornale, La Stampa) per un quotidiano. Se penso a chi di vino scrive, in maniera indecorosa, sul Corriere della Sera non so se ridere o marciare su via Solferino. Con una bottiglia non di Barolo o Champagne, non con una molotov, ma con un olio di cui sarebbe il caso di fare bere qualche cucchiaiata non solo al tizio, ma a tanti italiani indegni di esserlo.

Pagherei di tasca mia per scrivere sul Foglio, sono stato presentato da un illustre collaboratore al responsabile cultura del nuovo quotidiano appena uscito, Domani, diretto da Stefano Feltri e nato grazie alla disponibilità economica di un personaggio lontano anni luce dalla mia sensibilità e cultura, Carlo De Benedetti. So già che non succederà nulla, ma sognare non costa niente e magari nel 2021 mi accadrà di tornare a scrivere di vino su Decanter e The World of fine wine, del cui editorial board faccio parte (unico italiano insieme al marchese Piero Antinori) dalla fondazione, e su qualche quotidiano che decida di credere e investire su uno che sui giornali scrive dal 1979. E che ha idee, sensibilità, cultura, curiosità, e una penna che (se mi guardo intorno e confronto il mio stile con quello di altri) anche se non ha la genialità di un Camillo Langone, di un Pietrangelo Buttafuoco, di un Marcello Veneziani, insomma, si difende.

Nasce il Franco Ziliani blog, presentato in video (coup de théâtre e magari anche coup de foudre..) da una bellissima e misteriosa Donna, e io con somma presunzione, egocentrico come sono, chiudo questa presentazione, con le parole commoventi, piene di orgoglio e di consapevolezza di sé, con cui Indro Montanelli chiudeva il suo editoriale di benvenuto ai lettori de Il Giornale: “A questo lettore non abbiamo «messaggi» da lanciare. Una cosa sola vogliamo dirgli: questo giornale non ha padroni perché nemmeno noi lo siamo. Tu solo, lettore, puoi esserlo, se lo vuoi. Noi te l’offriamo”.

Benvenute e benvenuti sul Franco Ziliani blog

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