Beati i francesi che hanno un vero statista come Presidente della Repubblica 

Se il 7 maggio del 2017 fossi stato un cittadino francese (cosa che sogno spesso di essere e altrettanto spesso rimpiango di non essere) non l’avrei votato, perché da uomo di destra quale sono gli avrei preferito senza esitazioni la presidente dell’allora Front national, ora Rassemblement national Marine Le Pen (che non è assolutamente fascista, come  sostengono gli imbecilli, ma, proprio come Giorgia Meloni, semplicemente una patriota nazionalista) però non posso di certo dire di non apprezzare il quasi 43 enne Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron, Presidente della Repubblica francese.

Certo, le sue origini, il suo background sono inquietanti per chi la pensa come me, visto che è stato ministro dell’economia, dell’industria e del digitale in un governo presieduto dal socialista (che fine ha fatto il partito socialista in Francia?) Valls, e poi dal 2012 al 2014 è stato vicesegretario generale della presidenza della Repubblica, occupando un ruolo di alto livello nel personale di un presidente disastroso (persino peggio di Sarkozy, il che è tutto dire) di Hollande e soprattutto considerando che è stato managing director presso la banca d’affari Rothschild & Co.

La sua carriera politica è stata folgorante, misteriosa e inquietante, il suo legame a triplo filo con le potenze economico-finanziarie di Bruxelles è chiaro anche ai ciechi, la sua politica nei confronti dei musulmani e degli islamici in Francia è lontana anni luce dalle mie idee, e solo dopo l’uccisione del professore Samuel Paty da parte di un criminale, fortunatamente abbattuto dalla Polizia dopo il delitto, Macron ha cambiato atteggiamento, dichiarando “guerra ai nemici della Repubblica”

Il che gli è valso l’attacco, forsennato e idiota, di un pericoloso figuro come il presidente turco Racepp Tayyip Erdogan, della cui imbecillità si è avuta ennesima riprova quando, con supremo sprezzo del ridicolo, è arrivato a dichiarare che “in Europa contro i musulmani si sta compiendo una campagna di linciaggio simile a quella contro gli ebrei prima della Seconda Guerra Mondiale”. Invitando i cittadini turchi e gli islamici a boicottare i prodotti francesi.

Non stravedo per Macron, ripeto, però la sera del mercoledì 28 ottobre mi sono ascoltato due volte, con crescente ammirazione e invidia (per i francesi, che hanno un presidente così, mica Mattarella..) il discorso, vibrante, asciutto, essenziale, 23 minuti, con cui il primo cittadino del Paese che più amo al mondo, dopo l’Italia, ça va sans dire, ha annunciato ai “compatriotes” le misure, severe, per fare fronte ad un espandersi drammatico del coronavirus in Francia.

Se avete la fortuna di conoscere la più bella lingua del mondo, quella di Voltaire, Rabelais, Rimbaud, Baudelaire, Céline, Houellebecq, del Generale De Gaulle, di François Mitterand e di Macron, ascoltate questo appello sereno, privo di retorica, chiaro, intellegibile da chiunque, pronunciato in un francese perfetto, espressione di quell’ésprit de clarté che è consono ai nostri cugini d’Oltralpe. 

Misure severe, ma, a differenza dai discorsi, gonfi di retorica, pronunciati spesso in politichese, con messaggi in codice rivolti agli alleati di questa disastrata e disastrosa alleanza di malgoverno, dall’avvocatucolo furbo con la pochette o da un Presidente il cui unico pregio è quello di aver avuto un fratello ammazzato dalla Mafia, un eloquio essenziale, teso a rassicurare i cittadini, a far capire loro che non solo soli, che la classe politica ha le idee ben chiare, i mezzi, gli strumenti per fronteggiare l’emergenza. 

Misure molto gravi, che Macron ha dichiarato di essere pronto a rivedere e aggiornare in base agli sviluppi di quanto accadrà nelle prossime settimane, che porteranno la douce France che io adoro, quella dei petits villages cantati da Charles Trenet, e la meravigliosa Paris ad assumere un volto ben diverso da quello che siamo soliti conoscere e amare. Basta pensare che i ristoranti, i bar, i bistrot, rimarranno completamente chiusi. Ma gli operatori non rimarranno soli, perché lo Stato (e in Francia esiste un vero Stato, un senso dello Stato, in Italia lassuma pert…) ha già previsto come sostenerli. Come accade, me lo raccontava giorni fa un amico lettore dei miei blog, il ristoratore Lucio Paduano, patron del Manifesto Restaurant a Dublino, in Irlanda.

Parafrasando Gabriele D’Annunzio che nella poesia I pastori pubblicata nella raccolta Alcyone del 1903 si chiedeva “Ah perché non son io cò miei pastori?” io mi chiedo, sacrebleu, pourquoi je suis un citoyen italien et pas un citoyen français?

Discorso di Macron del 28 ottobre 2020 

Ménilmontant 

Douce France Charles Trenet